L’ ansia e i suoi volti (prima parte)

anxiety-2019928_1280Introduzione

Ansia è un vocabolo che viene utilizzato non solo in maniera specifica dai clinici per definire particolari stati d’animo relativi ad uno specifico quadro psicopatologico, ma viene anche in maniera più generale, sempre più comunemente utilizzato da tutti coloro che in diverse occasioni di vita quotidiana, si trovano ad esperire un forte stato di irrequietezza, agitazione, turbamento emotivo e apprensione.

Che cos’è l’ansia? Come si manifesta?

La parola “ansia” deriva dalla parola latina anxius, a sua volta derivazione di anxus che significa “stretto”. L’enciclopedia Treccani del vocabolo “ansia” dà la seguente definizione: “[…] 1. Stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa […] 2. In medicina e psicologia, il particolare stato di incertezza e timore, che può riguardare specifici oggetti o eventi oppure non averne nessuno di riconoscibile, e che può essere accompagnato nei casi più gravi da disturbi vasomotori o da penose sensazioni viscerali (costrizione toracica, laringea, ecc.). In psicoanalisi, la reazione di allarme di fronte ad un pericolo esterno (oggettivo) o interno (di origine pulsionale); in particolare, come risposta dell’Io agli aumenti di tensione istintuale o emotiva. Si distingue un’ansia primaria, che si accompagna alla capacità di venir meno della capacità di controllo dell’Io ed è, per esempio, presente negli incubi notturni, ed un’ansia segnale, come meccanismo d’allarme che avverte l’Io di una grave minaccia al proprio equilibrio”.

L’ansia: reazione emotiva come momento di attesa nei confronti di qualcosa

L’Enciclopedia Treccani suggerisce un’importante e chiara spiegazione, fornendo diverse definizioni, contestualizzando e significando l’ansia; iniziamo dalla prima esplicitazione: “Stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa […]”.

In questa prima accezione l’ansia è uno stato di agitazione che può essere legato a “qualcosa di reale” e concreto oppure a “qualcosa di non reale”, ma ipotetico e non ancora verificatosi, ossia che non trova un riscontro immediato nella realtà.

Nel caso in cui l’ansia è legata a “qualcosa di reale”, possiamo citare esempi quali l’agitazione e l’attesa che accompagna la nascita di un figlio, l’incertezza e il timore per l’attesa che si svolga un esame, l’apprensione e l’attesa prima che si intraprenda un viaggio, ecc. Cosa caratterizza queste situazioni? Cosa le rende scaturenti tensione, apprensione e agitazione? Se riflettiamo attentamente, giungeremo alla conclusione che questi sono eventi che devono ancora accadere, non ancora esperiti dall’individuo, quindi “nuovi” per la persona. Sono eventi di vita reali che il soggetto si troverà a vivere in un futuro immediato o relativamente immediato.

Nel caso in cui l’ansia è legata a qualcosa di “non reale”, possiamo citare esempi quali: il pensare di essersi comportati male e temere punizioni oppure un amico che tarda ad un appuntamento senza avvisare e pensare che possa essergli accaduto qualcosa. Anche in questo caso possiamo chiederci: cosa contraddistingue e cosa qualifica queste esperienze? Quali sono gli elementi portatori di tensione e agitazione?  Dall’analisi di questi eventi, ci accorgiamo che anche questi, come i precedenti, sono accomunati dallo stesso fattore: anche qui riscontriamo il fatto che non sono ancora state esperite; tuttavia possiamo in più osservare che questi ultimi, rispetto ai primi, sono ipotetici, ossia possibili, ma non “reali”; il movens della tensione interna e dell’agitazione è un pensiero, un’ipotesi e non qualcosa di “concreto”.

Se mettiamo a confronto le due situazioni, ci accorgiamo che, seppure per alcuni aspetti sono esse molto diverse, hanno in comune il fatto che lo stato di agitazione, tensione e incertezza origina da qualcosa di “non ancora avvenuto”, sia esso reale e concreto oppure ipotetico o legato ad una fantasia.

Alcuni degli esempi poc’anzi citati, sono momenti che forse tutti ci siamo trovati ad esperire almeno una volta nella nostra vita; potremmo quindi definire il palesarsi di una moderata reazione d’ansia a questi eventi, come una “normale” risposta del nostro organismo a situazioni di vita nuove e inaspettate, tale da generare una modalità di risposta che ci permette di essere pronti agli eventi che ci troviamo a vivere, ciò genera un meccanismo che ci rende pronti a scaturire la risposta più funzionale possibile a quelle particolari situazioni. Se la reazione a questi stessi eventi non fosse moderata, ma espletata con modalità che vanno seriamente ad inficiare quello che è il funzionamento lineare di base dell’individuo, in questo caso saremo dinanzi alla genesi di attacco d’ansia, ovvero ad uno stato di agitazione e apprensione che clinicamente potrebbe essere definito “stato ansioso” che se ripetuto nelle stesse modalità, potrebbe generare un “disturbo d’ansia”.

Dott.ssa Susanna Neri

 

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