Un tempo per meravigliarsi

vincent-bourilhon-timeGiorni fa uscivo commossa alla fine di uno spettacolo teatrale. Un padre porta per la prima volta i suoi bambini in una sterminata campagna e di notte, con la complicità di un buio e di un silenzio ormai sconosciuti a chi abita le città, mostra loro le lucciole. Ed ecco che si liberano stupore e meraviglia, ecco che gli occhi di quei bambini si emozionano di fronte allo stupefacente miracolo della bellezza. Nel mondo di oggi, un mondo dominato dal transitare, nei luoghi, nel tempo, nelle relazioni, si è persa sempre più la capacità di fermarsi; fermarsi ad ascoltare, fermarsi ad ammirare, fermarsi financo ad annoiarsi, di una noia tuttavia colma di senso e di creatività. Se questo è vero per gli adulti, sta diventando una realtà anche nel mondo dei bambini. Vediamo ogni giorno bambini, già a partire da età molto precoci, impegnati in mille attività, privi di spazi di riposo, di vuoti, così importanti soprattutto in quest’epoca della vita. Un’epoca nel corso della quale sarebbe opportuno un tempo rallentato, dilatato il tanto che basta per permettere ai bambini di assaporare profondamente la bellezza e la complessità della vita, le mille sfumature che la compongono, tutte le emozioni che le cose anche più piccole e nascoste possono generare, in un lento e progressivo processo di scoperta. Proponiamo ogni giorno ai bambini una infinità di stimoli di ogni sorta, ma dimentichiamo quanto questa eccessiva ricchezza in realtà progressivamente impoverisca il potenziale creativo proprio dell’infanzia, quello che permette realmente di fare esperienza del mondo, delle relazioni, delle emozioni.
In un tempo in cui il benessere viene erroneamente attribuito a ciò che possediamo, in cui i bambini sono saturati da una quantità sovrabbondante di oggetti, giochi, attività da svolgere, si rischia di scordare quanto solo la capacità di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, possa realmente promuovere un vero benessere. Vediamo quotidianamente bambini passare da un impegno all’altro, in un tempo iperaccelerato, in un’esaltazione del “fare” piuttosto che del sentire, un “fare” costellato di attività fin troppo strutturate e che lasciano ben poco spazio alla creatività infantile che ha sempre meno modo di esprimersi e svilupparsi. È sempre più raro osservare bambini perdersi in giochi da loro stessi inventati, creare universi del tutto personali in cui immergersi, divertirsi partendo dalla propria immaginazione e non da stimoli preconfezionati, quali giochi elettronici di vario genere. Forse invece, di offrire una infinità di cose, potremmo iniziare ad offrire un tempo speciale ai bambini, un tempo di condivisione, un tempo di ascolto, un tempo da godere, senza dovere “fare”, un tempo dove riscoprire stupore e meraviglia.

Dott.ssa Barbara Bonacina

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